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Il blog di Vittorio Caltabiano

Mezzojuso

Posted by vittcaltabiano su 8 marzo 2011

Altra gita del Touring Clug di Giarre, per conoscere luoghi della ns. Sicilia che sono fuori dai classici circuiti turistici, ma che sono da visitare per la loro  storia e   le antiche tradizioni.

Domenica 6 febbraio, è la volta di Mezzojuso. Quando mi è pervenuta la locandina della gita mi sono chiesto: e dov’è Mezzojuso? mai sentito parlare!

Mezzojuso è un comune di circa tremila abitanti della provincia di Palermo, da cui dista 41 km, ed è adagiato su una boscosa collina, sul declivio orientale della maestosa Rocca Busambra. Ha origini antiche, arabe;  il casale sorge infatti come luogo di sosta e di ristoro, Manzil Yûsuf, villaggio di Giuseppe. Il villaggio comincia ad ingrandirsi ed a ripopolarsi fino a quando intorno al 1100  i Saraceni vengono cacciati da  Ruggero II il Normanno e donato al Monastero di San Giovanni degli Eremiti di Palermo. Verso la fine del XV cominciarono ad arrivare i primi albanesi, circa 1200, profughi fuggiti dall’avanzata turca nella loro terra , e saranno loro a far risorgere nuovamente la cittadina.

Successivamente fu costituito a feudo sotto la famiglia Corvino.

Nella rivolta contro i Borboni (1848-1860) è fra i principali centri organizzativi. Qui viene fucilato F. Bentivegna il 21 dicembre 1856.

Dal 2 al 4 agosto1862   Mezzojuso accoglie Garibaldi.

L’economia del paese si basa essenzialmente sulla coltivazione dei tradizionali seminativi come il grano il duro, la sulla, i cereali, l’olio extra vergine, proveniente da vecchi e nuovi impianti di oliveti, e dall’allevamento di ovini, bovini e caprini.

Nella piazza principale del paese sorgono le due matrici: quella dell’Annunziata, di rito latino, e che è di antica costruzione, forse normanna, ricostruita circa nel 1572 ed in seguito rimaneggiata; e la Chiesa di San Nicolò di Mira, di rito greco bizantino, che fu fondata nel 1516 dagli esuli albanesi, ma che anche questa, ha subito successivamente delle alterazioni, al cui interno oggi troviamo svariate icone sull’iconostasi bizantina. Non molto lontano c’è la chiesa di Santa Maria delle Grazie con l’annesso Monastero Basiliano, sede di un importante laboratorio di restauro del Libro Antico, e la biblioteca dove si custodiscono pregiati codici greci ed antiche cinquecentine.

Le altre foto su :  http://www.flickr.com/photos/vitt/sets/72157626106137273/

Oltre che per le sue Chiese, Mezzojuso è nota anche peril “Il Mastro di Campo“, pittoresca pantomima popolare che si ripete nella piazza principale del paese da almeno due secoli,  nell’ultima domenica di Carnevale.

Lo spettacolo coinvolge circa 90 personaggi che indossano dei costumi che si rifanno al sec. XV e ha come soggetto una ostacolata storia d’amore fra il Mastro di Campo e la Regina. La relazione tra i due viene contrastata dal Re.  Dopo una serie di continui attacchi del Mastro di Campo e dei suoi alleati per la scalata al castello, finalmente, il Mastro di Campo riesce a salire sul Castello e a conquistare la Regina. Il Re sconfitto viene fatto prigioniero e condotto in catene dal Mastro di Campo, dalla sua Regina e da tutta la Corte per le vie principali del paese .

L’evento si tramanda oralmente e nel corso dei secoli, ha subito delle modifiche, come quelle relative all’intervento del personaggio storico “Giuseppe Garibaldi” e di alcuni suoi uomini garibaldini.

Di seguito la descrizione della pantomima, tratta da un opuscolo distribuito in piazza dagli organizzatori


All’ora convenuta entrano in piazza il Re e la Regina seguiti dal corteo reale: i Dignitari riccamente abbigliati alla spagnola, le Dame di compagnia, il Segretario e la sua consorte, i Corazzieri a cavallo ed infine gli Schiavi Turchi.

Li precede il Maestro delle Cerimonie o “Mastru di Casa”, che tra ossequi e riverenze apre il passaggio alla Corte finché questa non prende posto sul palco reale. Sono appena iniziate le danze, quando da un angolo della piazza irrompe il Mastro di Campo a cavallo, preannunziato dal rullo del tamburo. Lo seguono, il Comandante dell’artiglieria ed i suoi aiutanti, l’Ambasciatore, gli Ingegneri di guerra, Garibaldi e Garibaldini, il Barone e la Baronessa, il Foforio ed i suoi uomini, i Maghi, i Massarioti ed i Giardinieri.

Il Mastro di Campo fa segni amorosi alla Regina, che di nascosto dal marito, gli risponde, mentre il Re incomincia a passeggiare nervosamente per il Castello. Smontato da cavallo, l’eroe inizia a misurare la distanza dalla fortezza con un cannocchiale e comincia a studiare attentamente le posizioni nemiche.

Con l’assistenza degli ingegneri, che nel frattempo hanno già proceduto alla misurazione del campo di battaglia e ai rilevamenti del terreno, studia la mappa del percorso e subito dopo scrive la sua lettera di sfida e la invia al Re tramite l’Ambasciatore.

Il Re accetta la sfida, e risponde a sua volta; inizia così la battaglia: tuonano i cannoni da entrambe le parti, il Mastro di Campo incomincia la sua danza di guerra seguito dal Tamburinaio ed ostacolato nel suo muoversi dal Pecoraio, simbolo delle forze oscure.

La Cavalleria attacca il Castello e la folla con lanci di confetti, mentre i Foforio creano il panico sequestrando gli avversari del Mastro e rilasciandoli solo dopo averne ottenuto il riscatto. Il Nostro Eroe intanto prova ad avvicinarsi al Castello ma, viene respinto dagli schiavi Turchi che ingaggiano continui scontri con i Picciotti di Garibaldi.

Durante gli scontri il Mastro di Campo, ogni tanto, fa dei cenni alla Regina, che lo saluta col fazzoletto, riesce a corrompere gli schiavi, tenta di scalare il Castello, ma viene respinto.

Dopo essere disceso, sempre più irato, consulta i maghi, da fuoco di persona al cannone ed uccide il Pecoraio. Con una lunga scala l’eroe tenta nuovamente l’ascesa al castello, ma il Re con un colpo di spada lo ferisce ed il Mastro cade all’indietro: è A caruta ru Mastru di Campo.

L’eroe viene raccolto dai Foforio e portato a curarsi le ferite. La Baronessa in segno di lutto si copre con un velo nero e va a consolare la Regina, mentre nel castello si fa festa.

Nel frattempo i Maghi sono alla ricerca della “travatura”, un tesoro consistente in un pitale di maccheroni, che verrà ritrovato sotto il palco e divorato dagli stessi servendosi esclusivamente delle mani.

Ma ecco che il Mastro ritorna: ricomincia la lotta. Si scambiano nuovamente le sfide, tuona il cannone, mentre il Nostro riesce ad avere di nascosto un fugace abboccamento con la Regina e subito dopo riprende la sua danza di guerra. Intanto la Regina corrompe il cannoniere reale che incomincia a fallire i colpi. Accortosi del tradimento, il sovrano uccide il cannoniere, ma il Mastro di Campo riesce a salire sul Castello e a conquistare lo Regina.

Il Re sconfitto, viene fatto prigioniero e condotto in catene dal Mastro di Campo e dalla sua Regina, per le vie del paese.


Le foto su http://www.flickr.com/photos/vitt/sets/72157626238452496/

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